Geografia e letteratura. Piccolo manuale d'uso

di Marina Marengo
Patron, 2016

Negli ultimi anni, a seguito in particolare di un sostanziale 'spatial turn' nelle scienze sociali e umanistiche, l'approccio geo-letterario si è ampiamente diffuso tra gli studiosi. Un po' meno invece tra i geografi, soprattutto in Italia. Questi ultimi hanno allora imparato a interagire con colleghi di altre provenienze disciplinari, contribuendo ad una interessante e recente letteratura. Il presente volume vuole cercare di fornire gli strumenti di base a studenti, ricercatori ed attori del territorio interessati alla geo-letteratura ed alla geografia della letteratura.


Recensione (di Michela Lazzeroni):

Il volume di Marina Marengo presenta un contributo aggiornato sul rapporto tra geografia e letteratura, dopo le valide pubblicazioni di Fabio Lando (1993) e Maria De Fanis (2001) in Italia e i numerosi lavori prodotti a livello internazionale all’interno degli studi geografici di matrice culturale. Ciò che distingue il testo, oltre alla preziosa ricostruzione dell’approccio umanistico e geo-letterario in geografia, riguarda sia l’approfondimento di alcuni ambiti e aree di studio che possiamo definire marginali (le campagne, le isole, le frontiere) che la presentazione di casi di studio specifici, che rendono piacevole la lettura e concrete le riflessioni teoriche iniziali.
Come dichiara l’autrice nell’introduzione, il rapporto tra geografia e letteratura ha acquisito negli anni più recenti una crescente rilevanza, soprattutto su due fronti. Da una parte, si fa riferimento allo sviluppo all’interno della disciplina geografica di studi culturali che approfondiscono l’analisi dei luoghi di ambientazione dei romanzi o delle aree dove è emerso un tipo di letteratura più popolare, che ha dato vita alle cosiddette saghe letterarie, come ad esempio il roman de terroir francese. Dall’altra parte, si sottolinea l’emergere di nuovi progetti territoriali, volti alla creazione di musei, itinerari o parchi letterari, che si propongono di contribuire allo sviluppo di un territorio sia perché possono andare a identificare e valorizzare il luogo di origine di un autore sia perché possono richiamare l’ambientazione di romanzi e le specifiche narrazioni dell’identità territoriale. A tale proposito, vengono descritti dall’autrice alcuni interessanti esempi di progetti di valorizzazione che hanno nella letteratura il proprio focus: la riscoperta delle booktowns, centri minori che si sono specializzati nella vendita di libri usati o nell’editoria, come Hay-on-Wye, piccolo borgo rurale del Galles, e l’italiana Montereggio in Lunigiana con la tradizione dei librai ambulanti; la costituzione di musei, l’apertura al pubblico delle case degli scrittori e la realizzazione di parchi letterari o itinerari culturali-turistici, come nel caso della Strada degli scrittori in Sicilia.
Il primo ambito di ricerca presentato nel libro riguarda l’evoluzione delle campagne europee, analizzata riportando passi scelti di opere degli scrittori Federigo Tozzi, Cesare Pavese, Claude Michelet e Gianni Celati: alcuni brani fanno emergere i paesaggi e i sistemi di lavoro di un tipo di agricoltura pre-industriale; altri narrano i processi successivi, generati dal fenomeno di abbandono delle campagna e di invecchiamento della popolazione. L’autrice riesce in tale modo a rappresentare con efficacia e vivezza le trasformazioni economiche e sociali avvenute nelle aree rurali dal dopoguerra fino ai nostri giorni e a descrivere i cambiamenti più recenti, derivanti dall’arrivo nelle campagne di nuovi residenti, che continuano a lavorare nella città e che quindi difficilmente si integrano con gli abitanti originari e i loro generi di vita, ma che  costituiscono elementi importanti per la sopravvivenza delle aree più marginali.
Il secondo tema di approfondimento attiene, invece, all’insularità e alla coesistenza in queste aree - spesso paradossale - tra due tendenze, una verso la chiusura e l’isolamento e l’altra, in contrapposizione, verso l’apertura nei confronti del mare e del mondo esterno, tendenze condizionate da fattori intrecciati tra di loro (caratteristiche geografiche, eventi storici, elementi caratteriali della popolazione, ecc.). I casi riportati nel testo (Saint-Malo attraverso  la trilogia letteraria di Bernard Simiot “Ces Messieurs de Saint-Malo”, e Procida, vista con gli occhi di Arturo nel romanzo di Elsa Morante) hanno il comune denominatore dell’insularità, che si accompagna spesso con la propensione verso la difesa e, quindi, verso la costruzione di barriere e protezioni rispetto alle minacce esterne. Tuttavia, la narrazione “letteraria” delle due isole riesce a esaltarne anche le specificità: Saint-Malo emerge come capitale dei corsari e dei commerci su scala internazionale, identità trasmessa anche nei più recenti progetti di marketing territoriale e di promozione turistica; Procida viene presentata come un’isola chiusa, rivolta alla terraferma, con limitate connessioni con l’esterno, una tendenza all’introversione rafforzata anche dalla presenza del carcere, tanto che la via di fuga verso il cambiamento è rappresentata dall’abbandono dell’isola.
Il terzo oggetto geografico, analizzato attraverso sia contributi scientifici che narrazioni letterarie, è il confine o meglio la frontiera, intesa come zona di passaggio e di intersezione o in alcuni casi come zona di chiusura verso l’altro territorio o soggetto straniero che risulta minaccioso e quindi costituita a difesa dei suoi abitanti. L’area geografica analizzata in questo caso è la regione frontaliera delle Alpi occidentali nei due versanti italiano e francese. Dai testi letterari analizzati per questo caso di studio (romanzi di Jean Giono e di Francesco Biamonti), l’autrice estrapola alcuni temi comuni delle aree di montagna e delle aree di frontiera, come: le strade della transumanza, i percorsi dei contrabbandieri, i rifugi dei clandestini, la presenza di attività agricole in aree impervie e terrazzate,  gli accordi per l’utilizzo dei pascoli, il lavoro di passeur in aiuto alle persone per travalicare i confini, il contatto tra culture e lingue diverse e l’emergere anche delle diversità.

Attraverso uno stile espressivo ed efficace, l’autrice riesce con questo libro a evidenziare il valore della narrazione e dell’analisi letteraria nella ricerca geografica, proponendolo come un metodo di analisi per rappresentare le trasformazioni di un territorio e l’evoluzione delle sue identità. Inoltre, malgrado le numerose citazioni letterarie, non rinuncia all’approccio geografico, che emerge  costantemente nel testo e che risulta evidente nella scelta dei tre temi di approfondimento. Il sottotitolo (piccolo manuale d’uso) richiama la finalità prevalentemente didattica, ma il volume può essere considerato un riferimento prezioso anche dal punto di vista scientifico per gli spunti teorici che offre a coloro che desiderano integrare diverse metodologie di analisi nella ricerca geografica e fare emergere anche le narrazioni e la pluralità di punti di vista riguardanti un determinato territorio.