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Commons/Comune. Geografie, luoghi, spazi, città

di Autori vari
Società di studi geografici, 2016

Il tema dei beni comuni ha suscitato negli ultimi decenni un notevole dibattito scientifico e culturale, ispirando al contempo movimenti sociali, sperimentazioni pratiche, proposte di definizione teorica e di inquadramento legislativo. Si tratta di un tema ideale per una disciplina come la geografia che è, da un lato, empirica e orientata alle pratiche ma, d’altro lato, particolarmente propensa alla riflessione teorica e critica. In questo volume si raccolgono i numerosi contributi presentati nella quinta edizione della giornata di studio “Oltre la globalizzazione” della Società di studi geografici, che si è tenuta a Roma l’11 dicembre del 2015. Ne deriva una trattazione ampiamente transdisciplinare del tema dei beni comuni, sia dal punto di vista teorico sia attraverso l’analisi di casi studio.



Recensione (di Emanuela Gamberoni):

Postenvironmentalism: a material semiotic perspective on living spaces

di Chiara Certomà
Palgrave, 2016

This book presents a vibrant study of the rise, decline, and transformation of environmental thinking. The author’s analysis moves from the proclaimed death of environmentalism toward the emerging theory and practices of postenvironmentalism in its manifold interpretations. Building upon current transformation of the relationship between science, technology, society and the environment, the book combines a theory-informed presentation of worldwide cases and crucial events in the history of environmentalism with a journey into scholarly explorations in order to answer the crucial question: where is environmental thinking heading?

Paesaggi terrazzati d'Italia. Eredità storiche e nuove prospettive

di Luca Bonardi e Mauro Varotto
Franco Angeli, 2016

La presenza di versanti terrazzati a fini agricoli mostra in Italia aspetti di indubbia straordinarietà, in termini di superfici occupate e di varietà tipologiche. Il libro rende ragione di un'articolata distribuzione in rapporto ai fattori geologici, morfologici e climatico-ambientali, nonché alla luce delle specificità regionali dei processi insediativi, demografici e socio-economici. Le profonde trasformazioni che hanno investito i rilievi alpini, appenninici e insulari soprattutto a partire dal secolo scorso, hanno comportato un destino di prevalente abbandono dei terrazzamenti, anche se con modalità di risposta diverse a seconda dei casi, e con non pochi esempi di resistenza, cui si sono affiancate negli ultimi anni esperienze di recupero e valorizzazione. Le analisi dei processi di genesi storica e adattamento ambientale, delle forze sociali ed economiche che ne regolano l'evoluzione, restituiscono in questo volume le grandi questioni conoscitive che i paesaggi terrazzati pongono.

Recensione (di Tiziano Moretti): 

Equilibri artici. L'umanesimo ecologico di Jean Malaurie

di Giulia Bogliolo Bruna
CISU, 2016

"Equilibri artici. L'umanesimo ecologico di Jean Malaurie" ripercorre l'itinerario intellettuale dell'eclettico studioso, "monumento" della cultura francese cui hanno reso un vibrante omaggio il mondo accademico e la sfera istituzionale. Attingendo a un ricco ed inedito materiale documentario, questo saggio, traduzione italiana di "Jean Malaurie: une énergie créatrice" (Parigi, Armand Colin, 2012) ne illustra la feconda creatività che si è espressa in una pluriforme - ma organica - produzione scientifica ed editoriale.

Recensione (di René Maury): 

Ecologia e libertà

di André Gorz
Orthotes, 2015

L'intento primario di questa nuova traduzione di "Ecologia e libertà" (1977) è quello di favorire il rilancio del dibattito italiano sull’opera del fondatore dell'ecologia politica André Gorz. E' un libro straordinariamente anticipatore. In esso la crisi della natura non si pone come esterna all'economia, alla società, alla politica; ne è semmai il volto estremo, il sintomo inaggirabile. André Gorz è tra i primi a pensare la questione ambientale nella sua non-autosufficienza, nella sua impossibilità a spiegarsi da sé: essa dischiude infatti una crisi del produttivismo occidentale e del capitalismo industriale che possiede un'origine storica e che richiede una soluzione politica. Tale soluzione, peraltro, non fornisce alcuna garanzia sulla desiderabilità o meno del suo esito: il testo torna a più riprese sul rischio concreto di una deriva tecnofascista, cioè di una risposta autoritaria alle sfide ecologiche. Il degrado degli equilibri biosferici schiude infatti uno scenario fortemente polarizzato: alla tentazione dispotica deve far fronte un progetto sociale complessivo capace di coniugare la sostenibilità ambientale e l'autonomia individuale e collettiva. Il nesso tra ecologia e libertà, dunque, non si dà in natura - non sta nelle cose: bisogna produrlo, curarlo, difenderlo.

Recensione (di Roberta Gemmiti):

Fermiamo il consumo di suolo. Il territorio tra speculazione, incuria e degrado

di Paola Bonora
Il Mulino, 2015

Cosa intendiamo con consumo di suolo? Un prodotto della finanziarizzazione immobiliare e della rendita, di una pianificazione territoriale debole e compromessa, di ambiguità legislativa, e in più di speculazione, corruzione, opere inutili. Che significa disordine insediativo, invasione delle campagne, degrado paesaggistico e idrogeologico, incuria, ossia dissipazione dei patrimoni collettivi. Una formula di cui la retorica politica abusa senza che in realtà nulla cambi. È su questo che il libro ci invita a riflettere, analizzando lucidamente i contesti, i comportamenti, le implicazioni per la qualità della vita e dell’abitare, le relazioni sociali e le rappresentazioni culturali che concorrono a produrre e riprodurre il nostro ambiente di vita. E sottolinea l’urgenza di una coscienza del territorio capace di arrestare il processo e la sua irreversibilità.

La costruzione delle Alpi. Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914)

di Antonio De Rossi
Donzelli, 2014

Le Alpi, così come oggi noi le conosciamo e le percepiamo, non sono sempre esistite. Esse sono state "costruite" attraverso un duplice processo: quello della trasformazione del territorio alpino, della materiale immissione e implementazione, in quel contesto, di progettualità e manufatti umani; e quello della conoscenza scientifica e artistica, della costruzione di un immaginario, di una rappresentazione e messa in scena. Entrambi questi aspetti hanno conosciuto e conoscono una storia. Quest'opera - dedicata in particolare allo spazio alpino occidentale e impreziosita da un ricco apparato iconografico - affronta proprio questo tema: la modificazione dell'ambiente e del paesaggio montano nel periodo compreso tra la seconda metà del Settecento, momento della scoperta delle Alpi da parte delle società urbane europee, e il definitivo fissarsi, attorno ai primi anni del Novecento, di un'idea di montagna legata alla metamorfosi turistica operata dalla Belle Epoque. 

Recensione al primo e al secondo volume (di Elisa Tizzoni): 

Italia desnuda. Percorsi di resistenza nel Paese del cemento

di Francesco Vallerani
Unicopli, 2013

Che cos'è la bellezza, e cosa vale? Un semplice orpello, un dettaglio secondario sacrificabile sull'altare della crescita meramente quantitativa d'una presunta ricchezza che non si gode mai o il fattore costitutivo di qualsiasi possibile felicità? In che misura contribuisce al nostro equilibrio interiore lo sguardo su un ambiente non già miticamente "naturale", ma antropizzato a misura d'uomo? E quanto dista l'autentico benessere da un benavere oggi riproposto come meta totalizzante nell'attesa di un Godot che lo pensano ormai in molti - non arriverà più? Queste domande possono trovare risposta guardando alle vicende dei paesaggi, il cui vistoso degrado è segno eloquente del fallimento d'una visione del mondo dominata dalla banalità dell'utile, non più in grado di elaborare utopie per più durature e appaganti sopravvivenze.

Recensione (di Michela Ziccardi):

Terra. Storia di un'idea

di Marco Ciardi
Laterza, 2013

«Siamo andati a esplorare la Luna ma, in realtà, abbiamo scoperto la Terra»: sembra un’affermazione paradossale quella fatta dall’astronauta Eugene Cernan, ma non lo è affatto, perché solo guardandolo da lontano possiamo comprendere meglio il nostro pianeta in relazione al resto dell’universo.
Marco Ciardi racconta, a partire dalla nascita della scienza moderna nel 1600, il modo in cui è cambiata l’idea della Terra nel mondo occidentale, mutando il ruolo dell’umanità sul pianeta e il suo rapporto con l’ambiente e le risorse naturali. Ricco di curiosità e di accostamenti sorprendenti, il libro è un brillante esempio di divulgazione scientifica.



Recensione (di Emanuele Frixa):

Watching Vesuvius: A History of Science and Culture in Early Modern Italy

di Sean Cocco
Chicago University Press, 2012

Mount Vesuvius has been famous ever since its eruption in 79 CE, when it destroyed and buried the Roman cities of Pompeii and Herculaneum. But less well-known is the role it played in the science and culture of early modern Italy, as Sean Cocco reveals in this ambitious and wide-ranging study. In Watching Vesuvius, Cocco argues that this investigation and engagement with Vesuvius was paramount to the development of modern volcanology. He then situates the native experience of Vesuvius in a larger intellectual, cultural, and political context and explains how later eighteenth-century representations of Naples—of its climate and character—grew out of this tradition of natural history. Painting a rich and detailed portrait of Vesuvius and those living in its shadow, Cocco returns the historic volcano to its place in a broader European culture of science, travel, and appreciation of the natural world.

Recensione (di Bruno Vecchio):

L'Amazzonia e la foresta

di Teresa Isenburg
Jaca Book, 2012

Per chi pone lo sguardo su una carta geografica fisica dell'America del Sud, l'attenzione è subito attirata dalla vasta e continua estensione pianeggiante dell'Amazzonia. Il verde della rappresentazione iconografica si collega, nella mente dell'osservatore, a immagini di fiumi maestosi e copertura arborea imponente punteggiate da piccoli gruppi di uomini e donne piumati: una narrazione ripetuta, senza quasi cambiamenti, per circa mezzo millennio. Ma da ormai diversi decenni il quadro regionale si è modificato e oggi 35 milioni di cittadini vivono, lavorano, progettano in quelle terre. "L'Amazzonia e la foresta" si propone di riflettere attorno ai processi decisionali e attuativi degli attori che operano in questa realtà. L'inglobamento del bioma amazzonico nell'ecumene è certamente il primo caso, ad una scala così estesa, di un processo di tale tipo, con conseguenze ambientali relative non solo all'area immediatamente e direttamente coinvolta, ma anche a spazi lontani e, chissà, planetari.

Recensione (di Agnese Visconti): 

Cinema, ambiente e territorio

a cura di Elena dell'Agnese e Antonella Rondinone
Unicopli, 2011

È noto che il cinema costituisce un veicolo fondamentale nella costruzione dei nostri immaginari geografici, nella elaborazione di immagini forti di luoghi desiderati o temuti, di topofilie, di stereotipi paesaggistici. Meno analizzata è invece la funzione che il cinema di intrattenimento può svolgere come veicolo per l'informazione ecologica, per la sensibilizzazione nei confronti delle tematiche ambientali, in qualità di monito educativo nei confronti delle prassi quotidiane. Tuttavia, il cinema spesso si ispira proprio a tematiche di carattere ambientale, enfatizza il timore di catastrofi legate a questo o quell'evento "naturale", oppure presenta possibili futuri gravidi delle conseguenza della cattiva gestione delle risorse. Ma anche quando non mette in primo piano l'ambiente, il cinema parla d'ambiente, per il semplice fatto di avere una location, e costituisce in tal modo una risorsa per la costruzione di una sensibilità nei confronti dei beni ambientali di un dato territorio.

Recensione (di Claudio Cerreti):