Visualizzazione post con etichetta Geografia del paesaggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Geografia del paesaggio. Mostra tutti i post

Il territorio messo in scena: turismo, consumi, luoghi

di Chiara Rabbiosi
Mimesis, 2018

Attraverso prospettive che attingono alle varie anime delle scienze sociali, e prevalentemente dalla geografia umana, il volume analizza come i turisti e le loro pratiche di consumo di oggetti, cibi e servizi trasformino i luoghi e le strategie di sviluppo dei territori. Molti spazi geografici sono infatti prodotti e plasmati in profondità da questi fenomeni. Non a caso numerose strategie di promozione del territorio in Europa si basano oggi proprio sulla costruzione di marchi e immaginari che mescolano merci e paesaggi, idee di autenticità e geografie del consumo transnazionali. In questo scenario, si avanza la tesi che la promozione turistica dei luoghi possa essere intesa non solo come costruzione di politiche istituzionali sollecitate dall'alto, ma anche come un insieme di strategie complesse che consentono la "messa in scena" di performance da parte di un'ampia gamma di attori, inclusi i turisti.

Commons/Comune. Geografie, luoghi, spazi, città

di Autori vari
Società di studi geografici, 2016

Il tema dei beni comuni ha suscitato negli ultimi decenni un notevole dibattito scientifico e culturale, ispirando al contempo movimenti sociali, sperimentazioni pratiche, proposte di definizione teorica e di inquadramento legislativo. Si tratta di un tema ideale per una disciplina come la geografia che è, da un lato, empirica e orientata alle pratiche ma, d’altro lato, particolarmente propensa alla riflessione teorica e critica. In questo volume si raccolgono i numerosi contributi presentati nella quinta edizione della giornata di studio “Oltre la globalizzazione” della Società di studi geografici, che si è tenuta a Roma l’11 dicembre del 2015. Ne deriva una trattazione ampiamente transdisciplinare del tema dei beni comuni, sia dal punto di vista teorico sia attraverso l’analisi di casi studio.



Recensione (di Emanuela Gamberoni):

Postenvironmentalism: a material semiotic perspective on living spaces

di Chiara Certomà
Palgrave, 2016

This book presents a vibrant study of the rise, decline, and transformation of environmental thinking. The author’s analysis moves from the proclaimed death of environmentalism toward the emerging theory and practices of postenvironmentalism in its manifold interpretations. Building upon current transformation of the relationship between science, technology, society and the environment, the book combines a theory-informed presentation of worldwide cases and crucial events in the history of environmentalism with a journey into scholarly explorations in order to answer the crucial question: where is environmental thinking heading?

Paesaggi terrazzati d'Italia. Eredità storiche e nuove prospettive

di Luca Bonardi e Mauro Varotto
Franco Angeli, 2016

La presenza di versanti terrazzati a fini agricoli mostra in Italia aspetti di indubbia straordinarietà, in termini di superfici occupate e di varietà tipologiche. Il libro rende ragione di un'articolata distribuzione in rapporto ai fattori geologici, morfologici e climatico-ambientali, nonché alla luce delle specificità regionali dei processi insediativi, demografici e socio-economici. Le profonde trasformazioni che hanno investito i rilievi alpini, appenninici e insulari soprattutto a partire dal secolo scorso, hanno comportato un destino di prevalente abbandono dei terrazzamenti, anche se con modalità di risposta diverse a seconda dei casi, e con non pochi esempi di resistenza, cui si sono affiancate negli ultimi anni esperienze di recupero e valorizzazione. Le analisi dei processi di genesi storica e adattamento ambientale, delle forze sociali ed economiche che ne regolano l'evoluzione, restituiscono in questo volume le grandi questioni conoscitive che i paesaggi terrazzati pongono.

Recensione (di Tiziano Moretti): 

Alpi ribelli. Storie di montagna, resistenza e utopia

di Enrico Camanni
Laterza, 2016

Dalla leggendaria lotta di Guglielmo Tell, un filo sottile lega le terre alte alla tentazione della ribellione. In oltre settecento anni di storia, le 'Alpi libere' hanno avuto seguaci autorevoli e interpreti esemplari. Dagli artigiani eretici che si sacrificarono con Fra Dolcino, ai partigiani che fermarono i nazifascisti sulle montagne di Cuneo e Belluno, fino ai movimenti contemporanei contro il treno ad alta velocità in Valle di Susa. Questo libro raccoglie le storie di chi seppe disubbidire agli ordini, costruendo sulle montagne rifugi di resistenza, avamposti di autonomia e laboratori di innovazione sociale. Come una risorgiva carsica che emerge dalle profondità del tempo, la montagna si ricorda di essere diversa e fa sentire la sua voce fuori dal coro. Una vecchia idea, forse un'utopia, che non ha ceduto al consumismo delle pianure e rinasce di tanto in tanto in forme nuove e dirompenti. In mezzo al conformismo della maggioranza valligiana, si alza il grido di chi rivendica una diversità geografica e culturale, compiacendosi dell'antico vizio montanaro di sentirsi speciali e ospitare i diversi, i ribelli, i resistenti, gli eretici.

Recensione (di Anna Casaglia):

Città senza limiti. Studi culturali sull'urbanizzazione cinese

a cura di Wang Xiaoming
Libreria editrice cafoscarina, 2016

Quindici megacittà di oltre dieci milioni di abitanti, ventitré grandi e grandissime aree metropolitane, le "città fantasma": in Cina il territorio e l'immaginario si stanno ricoprendo di città, vere e simulate. Dal finestrino del supertreno Armonia, per trecento chilometri, da Nanchino a Hangzhou, non si vede altro: file di palazzoni, schiere di villette, immensi centri commerciali, viadotti e mastodontici piloni delle linee elettriche, grattacieli che bucano il cielo. L'urbanizzazione in pochi decenni ha spostato nelle città oltre cinquecento milioni di persone, ha peggiorato tutti i parametri: l'acqua, l'aria, il suolo, le comunicazioni, i rapporti interpersonali, l'amministrazione pubblica, e spinto verso l'alto la polarizzazione sociale. Questo libro a cura di Wang Xiaoming, fondatore degli studi culturali cinesi e uno dei maggiori intellettuali cinesi contemporanei, raccoglie le riflessioni sue e di alcuni colleghi sulla centralità della produzione di spazio urbano nel "capitalismo alla cinese".

Nel solco degli emigranti. I vitigni italiani alla conquista del mondo

A cura di Flavia Cristaldi e Delfina Licata
Mondadori, 2015

Un volume che ripercorre la storia di singoli migranti o di nuclei familiari che, dalla fine dell’Ottocento, hanno lasciato l’Italia fuggendo da sconvolgimenti politici, crisi economiche, alluvioni, siccità e miseria. Lavorando con molto sacrificio anche terre non adatte, il più delle volte, ad accogliere le viti, sono riusciti a trovare un futuro migliore. La loro dedizione li ha premiati perché presto hanno dato vita sia a paesaggi nuovi che a vini nati da vitigni italiani portati in terra straniera. Ventisei autori, coordinati da Flavia Cristaldi e Delfina Licata, hanno tracciato un percorso di “degustazione” di storie, immagini, racconti, narrazioni di ieri e di oggi raccolte in diciannove Paesi. Un viaggio che proietta il lettore nel futuro, stimolandone la curiosità alla ricerca di tutte le ulteriori interconnessioni tra mobilità, tradizione, fede, storia, cultura, economia e politica. 

Recensione (di Carlo Brusa): 

Fermiamo il consumo di suolo. Il territorio tra speculazione, incuria e degrado

di Paola Bonora
Il Mulino, 2015

Cosa intendiamo con consumo di suolo? Un prodotto della finanziarizzazione immobiliare e della rendita, di una pianificazione territoriale debole e compromessa, di ambiguità legislativa, e in più di speculazione, corruzione, opere inutili. Che significa disordine insediativo, invasione delle campagne, degrado paesaggistico e idrogeologico, incuria, ossia dissipazione dei patrimoni collettivi. Una formula di cui la retorica politica abusa senza che in realtà nulla cambi. È su questo che il libro ci invita a riflettere, analizzando lucidamente i contesti, i comportamenti, le implicazioni per la qualità della vita e dell’abitare, le relazioni sociali e le rappresentazioni culturali che concorrono a produrre e riprodurre il nostro ambiente di vita. E sottolinea l’urgenza di una coscienza del territorio capace di arrestare il processo e la sua irreversibilità.

La costruzione delle Alpi. Immagini e scenari del pittoresco alpino (1773-1914)

di Antonio De Rossi
Donzelli, 2014

Le Alpi, così come oggi noi le conosciamo e le percepiamo, non sono sempre esistite. Esse sono state "costruite" attraverso un duplice processo: quello della trasformazione del territorio alpino, della materiale immissione e implementazione, in quel contesto, di progettualità e manufatti umani; e quello della conoscenza scientifica e artistica, della costruzione di un immaginario, di una rappresentazione e messa in scena. Entrambi questi aspetti hanno conosciuto e conoscono una storia. Quest'opera - dedicata in particolare allo spazio alpino occidentale e impreziosita da un ricco apparato iconografico - affronta proprio questo tema: la modificazione dell'ambiente e del paesaggio montano nel periodo compreso tra la seconda metà del Settecento, momento della scoperta delle Alpi da parte delle società urbane europee, e il definitivo fissarsi, attorno ai primi anni del Novecento, di un'idea di montagna legata alla metamorfosi turistica operata dalla Belle Epoque. 

Recensione al primo e al secondo volume (di Elisa Tizzoni): 

Cittadinanza. Geografie, filosofie, iconografie, economie

a cura di M. Della Torre e B. Pedretti
Donzelli, 2014

"In quanto architetto - scrive Mario Botta - resto convinto che la città europea sia ancora oggi una delle forme più evolute, intelligenti flessibili e accoglienti dell'organizzazione dello spazio di vita dell'uomo". Così una delle maggiori figure dell'architettura contemporanea racconta il centro tematico di questo volume che, in effetti, si propone di sottoporre la questione della città e del progetto urbano alle interpretazioni incrociate di un vero e proprio dibattito interdisciplinare. Gli autori, grandi intellettuali dei nostri tempi, s'interrogano sull'eredità della città europea e mediterranea, analizzata sia nelle dinamiche storiche dei sistemi di cittadinanza che l'hanno forgiata, sia nelle sfide cui la costringono i processi di globalizzazione.

La geografia del racconto. Sguardi interdisciplinari sul paesaggio urbano nella narrativa italiana contemporanea

a cura di Davide Papotti e Franco Tomasi
Peter Lang, 2014

Lo rappresentazione dello spazio urbano – nella sua complessa e multiforme variabilità – occupa un ruolo sempre più rilevante nella narrativa italiana dell’ultimo decennio, tanto da apparire spesso quale vero protagonista delle storie narrate. In questo libro si presentano alcuni studi di taglio interdisciplinare mirati a sondare, attraverso letture che incrociano i metodi della geografia umanistica e della critica letteraria, come la dimensione urbana venga prendendo forma in alcune esperienze letterarie; ad analisi di carattere comparato che abbracciano più autori e più aree geografiche si affiancano nel volume letture concentrate su singoli autori e singole aree geografiche, tutte però convergenti nell’intento di cogliere i rapporti complessi e rifratti tra territorio urbano e forme del suo racconto.

Recensione (di Chiara Giubilaro):

Italia desnuda. Percorsi di resistenza nel Paese del cemento

di Francesco Vallerani
Unicopli, 2013

Che cos'è la bellezza, e cosa vale? Un semplice orpello, un dettaglio secondario sacrificabile sull'altare della crescita meramente quantitativa d'una presunta ricchezza che non si gode mai o il fattore costitutivo di qualsiasi possibile felicità? In che misura contribuisce al nostro equilibrio interiore lo sguardo su un ambiente non già miticamente "naturale", ma antropizzato a misura d'uomo? E quanto dista l'autentico benessere da un benavere oggi riproposto come meta totalizzante nell'attesa di un Godot che lo pensano ormai in molti - non arriverà più? Queste domande possono trovare risposta guardando alle vicende dei paesaggi, il cui vistoso degrado è segno eloquente del fallimento d'una visione del mondo dominata dalla banalità dell'utile, non più in grado di elaborare utopie per più durature e appaganti sopravvivenze.

Recensione (di Michela Ziccardi):

Geopolitica del paesaggio. Storie e geografie dell'identità marchigiana

di Giorgio Mangani
Il lavoro editoriale, 2012

La tradizione locale attribuisce al paesaggio delle Marche, regione a marcato policentrismo, un’insistita funzione identitaria. Studiato da due generazioni di storici economici come espressione di un secolare modo di produzione agricola fondato sulla mezzadria, il paesaggio marchigiano viene analizzato in questo libro da un altro punto di vista: cioè per la funzione ideologica e politica della quale lo hanno incaricato, in forme diverse, le classi popolari e dirigenti della regione nel corso dei secoli. Entro l’apparentemente immobile “lunga durata” dei fenomeni geografici ed economici si anima, invece, un continuo tentativo di utilizzare il paesaggio come veicolo di istruzione delle coscienze, come mezzo di comunicazione, di autopromozione delle oligarchie urbane e persino degli Stati come il Ducato di Urbino, che lo trasforma in paradigma geopolitico: lo “Stato paesaggio” governato da una “città-giardino”, la Pesaro dei Della Rovere.